Visita pastorale del Vescovo alla parrocchia di Santo Stefano - lunedì 10 marzo 2014

Lunedì 10 marzo 2014 don Franco Lovignana, il nostro vescovo, è venuto ad incontrare la nostra comunità di Saint-Étienne. Per lui era la quarantasettesima parrocchia, quindi appena oltre la metà delle novantatré che si è impegnato ad incontrare nel corso di quest'anno pastorale. Per noi è stata l'occasione per parlare direttamente con il nostro vescovo, esponendogli alcune idee sul momento che stiamo vivendo come cristiani e come membri di una comunità parrocchiale impegnata in un cammino di collaborazione con quella della Cattedrale. Ma al di là delle parole, penso che sia stato significativo un gesto: quello di don Lovignana, che è venuto nella nostra realtà, come in quella di tutte le altre parrocchie. Da quel gesto nascono poi le parole del dialogo, ma il gesto è più importante; le parole forse le dimenticheremo, l'incontro resterà un'esperienza duratura.
Un'estrema concretezza ha caratterizzato anche le parole del nostro vescovo: se dove prima c'era una strada hanno costruito una casa, non ha senso ostinarsi a voler passare di lì, bisogna cercare altre vie. E queste nuove vie sono, nella nostra situazione di Chiesa valdostana, proprio quelle dell'incontro, su cui don Lovignana si è incamminato per primo con questa iniziativa. Le comunità, non solo prive di sacerdoti ma spesso sguarnite anche di fedeli, sono invitate ad incontrarsi e a collaborare tra loro, con piccole iniziative concrete sulle quali può nascere una situazione generale nuova. Un cammino che può essere problematico, come sperimentiamo noi nelle iniziative con la Cattedrale; ma anche di fronte a questo, l'invito del Vescovo è di fare piccoli passi, concreti, insieme.
Le parole del vescovo hanno però associato alla concretezza un richiamo alla radicale identità cristiana, quella di chi collabora all'annuncio che il regno dei cieli è vicino. Questo annuncio va fatto, anche quando razionalmente sembra inutile, proprio a chi si avvicina alle nostre chiese solo per avere sacramenti o celebrazioni vissute superficialmente: sono anche queste le “periferie” verso cui ci indirizza Papa Francesco. Anche qui, un esempio di “piccolo passo” che il Vescovo ha conosciuto in una parrocchia: una volta al mese, due catechiste riuniscono in un solo gruppo i bambini loro affidati, in modo che l'altra possa incontrare i genitori e confrontarsi con loro sul senso della fede proposta ai loro figli. E un altro esempio di piccolo passo, ma ancorato su una fede non piccola, sarebbe quello di indicare alle persone la cui attività è limitata dall'età, o dalle malattie, il servizio della preghiera, non come “passatempo” inconcludente, ma come motore dell'attività delle comunità. Così come grandi iniziative caritative prevedono al loro interno nuclei di persone dedite alla vita contemplativa, sarebbe forse rivoluzionario che ogni parrocchia avesse al suo interno questo “motore” spirituale, incomprensibile per chi non ha fede.
Grazie, don Franco, per averci incontrato e per averci ricordato l'esigenza della concretezza e della fede. E buon cammino verso l'altra metà delle tue comunità.
Roberto Arbaney

Visita pastorale del Vescovo alla parrocchia della Cattedrale - martedì 11 marzo 2014

Con la celebrazione eucaristica del mattino si è aperta la visita pastorale del Vescovo alla parrocchia della Cattedrale, seguita da una giornata di adorazione culminata con i vespri delle 17,30, recitati nella Cappella del Rosario, presieduti sempre da Mons. Lovignana. Nell'omelia dei Vespri il Vescovo è partito dall'interrogativo che fa da filo rosso a tutte le sue visite: quale futuro per la nostra comunità parrocchiale? E per Mons. Lovignana il futuro esiste laddove ci sono uomini che accolgono nella loro vita la Parola di Dio e pregano. In questa logica la Parola diventa una luce preziosa che ci indica un percorso, i comandamenti non ci appaiono più come catene, ma, come detto da Gesù nell'Ultima Cena, "il modo per rimanere nel suo amore". La preghiera diventa invece il respiro dell'uomo, lo strumento che ci apre alla missionarietà e alla carità e che ci rende capaci di accoglienza verso coloro che si affacciano alla vita della nostra comunità.

Nel Teatro dell'Oratrorio si è svolto poi il momento assembleare. Partendo sempre dal quesito sul futuro della nostra comunità il Vescovo ha introdotto il dibattito evidenziando due luci. «C'è prima di tutto una premessa necessaria. - ha detto il Vescovo - Se noi ci preoccupiamo del futuro di una realtà dobbiamo soffermarci anche sui suoi obiettivi. E allora chiediamoci perché esiste la parrocchia? Sostanzialmente le ragioni sono due: l'annuncio di Gesù e il far crescere la vita cristiana». La seconda luce - dato per assodato il ridursi delle vocazioni e l'assottigliarsi dl numero dei fedeli – consiste per il Vescovo nel comprendere l'importanza del lavorare insieme, di creare percorsi pastorali comuni. Concetti che il escovo evidenzia sottolineando comunque anche il lavoro già da tempo avviato in comune tra le parrocchie della Cattedrale e di Santo Stefano su giovani e coppie. Nel dibattito uno dei temi maggiormente affrontati è stata la capacità di andare verso gli altri che si tratti di famiglie o di giovani, la capacità di «abitare determinate realtà». Mons. Lovignana ha rimarcato come prima di tutto sia tipicamente laicale la testimonianza sul luogo di lavoro pur nella difficoltà di un contesto particolarmente secolarizzato. Inoltre ha invitato a cogliere come grandi occasione di incontro e annuncio i momenti in cui persone lontane, per diversi motivi, si riavvicinano alla comunità parrocchiale per determinati sacramenti come il battesimo dei figli, il catechismo o il matrimonio. «Molto probabilmente, a modo suo, quella coppia di genitori che chiede il battesimo per il proprio figlio lo fa perché qualcosa accade nella sua vita e quello è un momento in cui l'accoglienza è necessaria, in cui deve esserci un contatto vivo con il Vangelo, con la parrocchia come realtà accogliente».
Fabrizio Favre

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