Articolo di Maurizio Distasi

Un viaggio alla scoperta della spiritualità di Chiara Lubich. Questo è, in estrema sintesi, il succo del pellegrinaggio annuale delle Parrocchie di San Giovanni Battista (Cattedrale) e Santo Stefano di Aosta che si è svolto da sabato 6 a martedì 9 febbraio. Accompagnati dal Parroco della Cattedrale Don Fabio Brédy 80 pellegrini delle due parrocchie hanno visitato la Toscana e, soprattutto, la cittadella di Loppiano, nel Valdarno a pochi kilometri da Firenze, prima “mariapoli”, letteralmente “città di Maria” del movimento dei Focolari fondato da Chiara Lubich, il personaggio che è al centro dell’attività pastorale delle due parrocchie per quest’anno. E davvero la giornata passata a Loppiano è stato il cuore dei quattro giorni di pellegrinaggio. Un luogo dove la legge dell’Amore reciproco è applicata in ogni momento della giornata. In un mondo in cui le città appaiono sempre più multietniche e multiculturali, il semplice fatto di convivere nello stesso posto di persone provenienti da paesi diversi non farebbe della Mariapoli un luogo particolare. Se la cittadella di Loppiano ha qualcosa da dire, da donare, è perché le persone che qui abitano ed operano si sforzano quotidianamente di mettere in pratica una legge che fa sì che questa convivenza mostri la bellezza e la ricchezza di un mondo unito dall'amore. E tutte le persone che abbiamo incontrato durante la giornata passata a Loppiano, una giornata densa di incontri, tutti molto intensi ci hanno mostrato, con le loro parole, con i loro gesti, con la loro vita, l’espressione pratica di questa legge. Abbiamo cominciato con la presentazione della cittadella (dove vivono circa 700 persone di 70 nazionalità diverse) fatta da Stephane, un simpaticissimo ragazzo camerounense e Cari, dalla Spagna. Si è proseguito con un regalo fattoci dalla cittadella, una parte del gruppo dei Gen Rosso, il gruppo musicale maschile (le Gen Verde, il gruppo femminile, era in trasferta a Taiwan), guidati dal suo fondatore, Valerio “Lode” Ciprì hanno interrotto le prove del loro prossimo spettacolo per passare una mezzora in allegria con il nostro gruppo. Ragazzi dal Brasile, dall’Argentina, dalle Filippine hanno cantato e scherzato con noi. Alla fine Lode, autore di quasi tutte le canzoni del gruppo, ci ha spiegato la nascita di uno dei brani che spesso cantiamo durante le nostre Messe, “resta qui con noi”. Sentire come queste parole sgorgavano dal cuore del loro autore è stato davvero emozionante. La giornata poi è continuata con l’illustrazione di alcuni degli aspetti più importanti di Loppiano, dall’economia di Comunione, che mostra come il modello capitalista, che sembra essere l’unico modello applicabile nell’economia di oggi, e che ha al centro il sé, il profitto può essere sostituito validamente dal modello voluto da Chiara Lubich, colpita durante un viaggio in Brasile dalle disuguaglianze di quel paese, ricchissimo di materie prime in mano a pochi. In sintesi l’economia di comunione mette al centro la persona, la cultura del “dare”. Gli utili delle varie imprese sono infatti divisi in tre parti uguali, una va allo sviluppo dell’azienda, un’altra a finanziare l’economia di comunione e la terza ai poveri. Sentire imprenditori che hanno fatto questa scelta e la portano avanti con successo ed entusiasmo è stato coinvolgente. Quindi ci è stata presentata la “scuola Loreto”, dove famiglie di tutto il mondo vengono per approfondire la spiritualità dei Focolari e fare un'intensa vita di comunione. La mattinata si è poi conclusa con una suggestiva visita al Santuario dedicato a “Maria Theotokos”, Maria Madre di Dio. Un Santuario terminato solo nel 2004 ricchissimo di simboli, dal tetto, piano inclinato che rappresenta Maria che porta l’umanità verso il triangolo sommitale, la Trinità alla vetrata posta proprio sopra il tabernacolo e che rende questo luogo, il luogo in cui Gesù è presente in mezzo a noi, il luogo più luminoso del Santaurio. Bellissime poi, sia come realizzazione sia come messaggio, le vetrate, da quella centrale dove l’azzurro di Maria ha al centro l’oro del tabernacolo, vetrata che riprende il tema di Maria Theotokos che, come un grande cielo azzurro, contiene il Sole, Dio a quelle laterali, una raffigurante la Via Crucis e l’altra la Via Mariae. Ad illustrarci la chiesa, con precisione e dovizia di particolari, Stephane e ci sorprende il suo italiano molto preciso, nonostante sia in Italia da meno di un anno. Nel pomeriggio un altro incontro molto interessante, quello con gli studenti dell’Istituto Universitario Sophia, centro di formazione e di ricerca accademica, in cui s’incontrano l’esistenza e il pensiero, le diverse culture e le diverse discipline, in un contesto a forte impianto relazionale. Dopo una visita al Polo Bonfanti, dove sono riunite le aziende che seguono l’Economia di Comunione il momento più importante della giornata, la Messa celebrata insieme alla Comunità di Loppiano nel Santuario. Se già durante tutta la giornata l’universalità della cittadella era venuta fuori dai discorsi di chi ci presentava i vari ambiti, questa universalità è letteralmente “esplosa” durante la Messa. 12 concelebranti, dalla Corea alla Polonia all’Italia, i costumi tradizionali dei cantori, i saluti finali nelle lingue orientali, era il giorno del Capodanno cinese, tutto durante quella messa ci parlava dell’universalità. Una giornata bellissima, segnata da due parole, i pilastri della spiritualità dei Focolari, l’unità, unità con Dio e con i fratelli, per essere pienamente uniti con Dio dobbiamo passare attraverso l’amore con il fratello, per il fratello. Come con forza Chiara Lubich spiegava durante un video che ci è stato proposto, il fratello, l’altro è vicino a noi, non dobbiamo cercarlo lontano, è il nostro vicino, la persona che incontriamo ogni giorno. Solo amando il fratello, solo essendo uno con il fratello troviamo nel nostro cuore l’unione con Dio. L’altra parola forte è ’universalità”, universalità che lega centinaia di migliaia di persone, sparse nei cinque continenti, orientate alla fratellanza universale. E a Loppiano, in una sola giornata, abbiamo potuto toccare da vicino questa universalità. A guidarci in questa giornata, che è stato il centro del nostro pellegrinaggio, una focolarina di Bra, Beatrice Cerrino, che a inizio anno pastorale aveva già illustrato la figura di Chiara Lubich alle due comunità parrocchiali.

Altro momento forte del nostro pellegrinaggio è stata la visita del Monastero e dell’Eremo di Camaldoli, nelle montagne del Casentino, dapprima la visita del monastero dove ci è stata illustrata la comunione monastica vissuta attraverso la preghiera, il lavoro e l’ospitalità quindi la salita verso l’Eremo dove nove monaci vivono, in solitudine, la loro esperienza monastica, seguendo le orme del loro fondatore, San Romualdo, del quale abbiamo visitato la cella. Interessante, e suggestiva, la visita all’antica Farmacia, con antichi volumi della biblioteca medica, vasi e ceramiche.

La parte più “turistica” del nostro pellegrinaggio ci ha condotti a visitare due bellissime città toscane, Lucca e Arezzo dove delle preparate guide turistiche ci hanno fatto gustare le meraviglie di questa terra, culla del rinascimento.

Come ogni anno le due comunità parrocchiali hanno vissuto un bel momento di unione, di vera comunità. Erano presenti tutte le componenti, dai piccoli agli anziani, dai giovani alle famiglie, tutte riunite attorno ad uno dei due parroci, Don Fabio, e insieme hanno camminato, condividendo fatiche, gioie, momenti belli, creando quella che è la “benzina” di ogni comunità, la relazione.

Pensieri dei pellegrini - Pellegrinaggio a Loppiano 6-9 febbraio 2016

Il pellegrinaggio mi ha colpito molto anche se l'ho trovato più corto rispetto a quelli degli altri anni (sono al 6°!). Tra tutto ciò che ho visto e sentito ho apprezzato particolarmente 2 aspetti: il primo è stato quando, il terzo giorno,siamo stati a Loppiano e sono stato profondamente toccato dal clima multietnico e multiculturale che lo pervade. L'altro aspetto interessante è stata la messa del medesimo giorno (visto donfa? Sei riuscito a farmi apprezzare una messa!!) quando, con infinita sorpresa, ho contato la presenza di ben 12 preti di ogni tipo di nazionalità e di tanti fedeli di diversi colori, costumi, lingue, tradizioni. Questo mi ha fatto capire che,a differenza di quanto la società vuole insinuare in modo aggressivo, la fratellanza universale è possibile.
Gabriele Cerrato

Il nostro pellegrinaggio verso l'Amore. Dal 6 al 9 febbraio un gruppo della nostra comunità ha partecipato al consueto pellegrinaggio annuale che aveva come meta la Toscana e in particolare Loppiano, la cittadella del Movimento dei Focolari, voluta da Chiara Lubich, il personaggio che ci accompagna in questo anno pastorale.
I primi due giorni sono stati dedicati in prevalenza alla parte culturale e "turistica" con la visita alle città di Lucca e Arezzo, mentre la parte "forte" del pellegrinaggio l'ho vissuta nei due giorni successivi a Loppiano e al monastero di Camaldoli.
Se dovessi sintetizzare questa esperienza con una parola, sceglierei la parola "Amore".
È stato questo Amore che ha spinto Chiara a fondare la cittadella di Loppiano, dove ogni giorno si vive e si mette in pratica il Vangelo: la fratellanza universale, il farsi uno per amore, l'unità con Dio e con i fratelli, base della spiritualità dei Focolari, si respirano nei luoghi e nelle persone che abbiamo incontrato e che ci hanno accolto. Penso alle famiglie che ci hanno raccontato la loro esperienza, ai Gen Rosso che con la loro musica portano la Parola di Dio nel mondo, ai ragazzi dell'Università Sophia che fanno un'esperienza non solo di studio ma soprattutto di comunione di vita, alle aziende del Polo Lionello Bonfanti che aderiscono al progetto di Economia di Comunione, alla messa celebrata nella chiesa di Loppiano con la sua esplosione di colori, di musica, di volti provenienti da tutto il mondo .
La conclusione del pellegrinaggio, all'eremo di Camaldoli, ci ha portato nel luogo più "alto" ( non solo per la quota) della spiritualità: i monaci vivono qui, nel silenzio e nella solitudine, l'incontro con Dio che è Amore.
Rachele Maruca

Grazie di cuore per l’accoglienza ricevuta!
Ho condiviso appieno e talvolta anche con commozione tutti i momenti del pellegrinaggio e mi riesce difficile classificarli per importanza, perché tutti, in maniera diversa, hanno lasciato in me una traccia significativa.
Voglio soprattutto sottolineare il clima di amicizia, solidarietà, attenzione che è stato presente sempre e ovunque, una sorta di “fil rouge” che ha legato tutte le persone, rendendo attuale e percepibile, come inizio, il messaggio di Chiara Lubich di “universalità”.
Dal gruppo variegato (per età, situazioni, prefessioni) di pellegrini sono emersi in particolare i giovani: composti, attenti, impegnati in chiesa, vivaci, allegri, disponibili fuori o in viaggio quando, abbandonati i “giochi” del cellulare, si sono uniti ai canti e alle preghiere: li ho considerati le promesse confortanti per il futuro.
Adriana Ferrari Cossard

Chiara Lubich io l'ho conosciuta attraverso le sue presenze in televisione oppure in alcuni articoli sui giornali. Conoscevo l'esistenza del gruppo dei “Focolarini” ma sinceramente non sapevo nulla del suo pensiero perché probabilmente ritenevo interessasse solo a determinate persone e non pensavo invece che il suo messaggio potesse essere “universale”. Scoprire, attraverso questo pellegrinaggio alla Cittadella il suo pensiero è stato per me un dono veramente grande e prezioso. L'universalità da lei sostenuta è presente in tutte quelle persone che abbiamo incontrato, sopratutto giovani provenienti da tutte le parti del mondo. Questi hanno la possibilità di credere nei loro sogni e poterli così realizzare, chiaramente impegnandosi seriamente e con sacrificio. L'altra scommessa, molto importante, che Chiara predicava come possibile e realizzabile è la sua “economia di comunione”: la possibilità che un'impresa, che abbia aderito alla sua idea, può destinare il 30% del suo profitto per un progetto di comunione, cioè aiutare persone o comunità in stato di bisogno concreto. Mi ha molto interessata questa realtà perché in un momento come questo di serie difficoltà vedere realizzato questo aspetto è certamente un miracolo.
Nina Azzarito

L’invito di Don Fabio a scrivere due righe sul pellegrinaggio mi ha fatto riflettere su quanto vissuto da me, dalla mia famiglia e da tutti noi pellegrini in questi giorni. Ognuno avrà serbato nel suo cuore qualcosa di speciale, un ricordo più caro degli altri, ed io vorrei condividere con voi la mia esperienza.
È per me impossibile descrivere tutto quello che abbiamo visto, vissuto, contemplato, fatto e condiviso. Mi vengono subito in mente tutti i colori delle chiese da noi visitate e delle splendide opere d’arte ammirate, le voci delle testimonianze ascoltate nella comunità di Loppiano, la voce di Don Fabio che ci guidava nella preghiera, il silenzio dell’eremo di Camaldoli interrotto a tratti dal forte vento, e i sentimenti e le speranze che tutto ciò ha suscitato.
Dopo aver riflettuto un po’, ho deciso di scrivere prendendo spunto da uno dei canti più popolari del Gen Rosso (gruppo musicale nato nel 1966 su desiderio di Chiara Lubich che donò, come primo strumento, una batteria rossa): Resta qui con noi.
Noi abbiamo avuto la fortuna di ascoltare dal vivo altre due canzoni di questo gruppo, ma al termine dell’esibizione l’autore di Resta qui con noi ci ha raccontato com’è nato il testo, che si ispira all’episodio di Gesù che incontra i discepoli di Emmaus. E’ stato molto commovente capire come Dio può comunicare con noi in svariati modi, anche attraverso le parole di una canzone che ci nasce dal cuore. Ed è un peccato non aver registrato il suo intervento, perché ora mi dovrò affidare solo ai miei pochi ricordi, ed ai pensieri che ne sono nati.
Claudia Del Col

E' la prima volta che partecipo a un pellegrinaggio proposto dalla Cattedrale e S: Stefano: per me è stata un'esperienza molto bella e arricchente. In quei 4 giorni ho vissuto appieno con il nostro gruppo la dimensione comunitaria e l'accoglienza: siamo stati accolti e "ci" siamo accolti l'un l'altro con naturalezza e con gioia, siamo riusciti a convivere in serenità e a condividere in armonia le varie esperienze proposte da don Fabio e Maurizio. Ho vissuto con il gruppo un clima così bello che per ogni proposta, le visite guidate, i momenti di preghiera, la S. Messa, ho avuto la sensazione di godere di un dono che l'Altissimo mi offriva attraverso la presenza di ognuno, dai piccoli alle famiglie, dai giovani ai meno giovani, da don Fabio a Beatrice e a coloro che ci hanno guidati alla scoperta dei luoghi proposti, soprattutto di Loppiano, la cittadella dei Focolarini dove tutto parla di accoglienza e armonia.
Nella Sergi

Da subito, dopo la messa nella chiesa di Loppiano, ho sentito il desiderio di esternare le sensazioni che ho provato durante la celebrazione. Il raccoglimento, il calore e la pace della grande e splendida chiesa, la meraviglia della vetrata dietro all altare, la dolcezza dei canti e della musica (provenienti anche da strumenti tribali che non avrei mai immaginato), la delicatezza delle letture e delle preghiere dei giovani nei loro costumi tradizionali mi hanno commossa e lasciato una strana gioia che ancora mi porto nel cuore. Grazie don Fabio, grazie Maurizio per avermi dato l opportunità di tutto questo e di avermi fatto ammirare la città di Arezzo (Toscana che non conoscevo) con la maestosità e la calda miseria delle sue chiese romaniche. GRAZIE.
Mimma Bellinvia

Esistono magici momenti in cui il tempo si ferma per far passare intense emozioni e là, dove il cuore si predisponga a carpire questi istanti ci si lascia trasportare dal desiderio di parlare tutti la stessa lingua, la lingua dell’amore, della misericordia e della condivisione.
Questo è stato per me Loppiano, pellegrinaggio dell’anima in un’oasi di pace e di serenità in cui la preghiera diventa canto e il canto diventa preghiera e, all’improvviso, ci accorgiamo di non essere “terra arsa che chiede acqua da un cielo sgombro di nuvole” ma pellegrini in cammino disposti ad accogliere il fratello, dal più piccolo al più anziano, dal più simpatico al più indifferente, cercando di non dimenticare mai che Gesù si è fatto uomo in mezzo a noi non solo per amare chi già lo amava ma soprattutto per i più poveri di cuore, per tutti coloro che hanno bisogno di una nostra piccola parola d’amore per riprendere il loro cammino sulla strada della gioia. Grazie a tutti. Vi voglio bene.
Giuseppina Scalise

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